Tifoseria partigiana, cattivi maestri e stampa falsano la realtà e tradiscono l’etica sportiva e la correttezza che è propria dei campioni veri.
Tifoseria partigiana, cattivi maestri e stampa falsano la realtà e tradiscono l’etica sportiva e la correttezza che è propria dei campioni veri.
I fatti recenti accaduti nella moto gp mi hanno portato a riflettere sulle differenze tra il campionato F1 e la massima formula delle due ruote.
Daniel Pedrosa, grande protagonista della MotoGP è anche noto per la sua correttezza in pista. Potete essere suoi fan o meno ma il fatto vero è che la clamorosa, sconsiderata condotta assai poco sportiva di un Marco Simoncelli che cosciente dell’impossibilità della sua traiettoria lo sperona, ha escluso il piccolo Dany dalla ristretta lotta per il campionato.
Lo speronamento, cattivo nelle modalità, stupido nella logica e che avrebbe potuto avere conseguenze ancora più gravi per l’incolpevole Pedrosa, è l’ultimo di una serie di comportamenti irresponsabili e pericolosi che hanno contraddistinto Marco Simoncelli negli ultimi tempi. Ora se il protagonista di questi comportamenti si fosse chiamato Marcus Simonceski e fosse stato polacco ad esempio, avremmo letto sui quotidiani sportivi italiani parole di fuoco sul “pilota polacco, pazzo e irresponsabile che tradisce la correttezza sportiva e mette a repentaglio l’incolumità dei colleghi”.
E invece Marco è italiano, simpatico per giunta, proprio come Valentino, e quindi per definizione non si discute. Ecco così che la stampa sportiva italiana, non quella del giornaletto del circolo sportivo, ma quella del principale quotidiano nazionale, si è ben guardata dallo stigmatizzare come antisportivo oltre che irresponsabile il comportamento in pista di Simoncelli e anzi si è avventurata sulla sconsiderata teoria del “complotto antitaliano (!)” degli spagnoli e non solo e ha dato gran rilievo alle “minacce di morte” (da condannare in ogni caso).
Faccio parte di quelli – confido siano la maggioranza – che credono che la correttezza sia una caratteristica fondamentale dei grandi campioni. Si vince per la propria bravura non a qualunque costo eliminando gli avversari. Dunque pur italiano, non sono un fan del “simpatico” Marco Simoncelli e sono certo che non vincerà il campionato, anche senza Dany Pedrosa, proprio per il suo comportamento in pista.
Peccato perché Marco è certamente nel ristretto novero dei migliori e meriterebbe di essere sostenuto per la sua guida veloce, senza bisogno di stendere gli avversari. In F1 è avvenuto esattamente il contrario con “l’inglese” Luis Hamilton. E’ inglese appunto e quindi la stampa italiana (ma anche quella britannica per fortuna) ha stigmatizzato duramente i comportamenti da autoscontro di Hamilton.
Anche il povero ragazzo di colore ha provato a sparare un’allusione che suonava “se la prendono con me perché sono piccolo e nero” ma per fortuna nessuno ha neppure provato a sostenere questa infantile scempiaggine. Insomma da noi la tifoseria offusca la mente, piacciono i guasconi simpatici davanti alle telecamere, s’ignora o quasi il pilota bravo ma ha il “difetto” di essere sobrio e corretto, parlare poco e rispettare le regole anche in uno sport che “non è per signorine”.