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Citroen: i cinquant'anni della Mehari

Di Valerio Verdone
Pubblicato il 24 mag 2018
Citroen: i cinquant'anni della Mehari
Una carrozzeria di plastica innovativa e rivoluzionaria dette vita ad una delle Citroen più originali di sempre e capace di affrontare persino le dune.

La Mehari attualmente la possiamo vedere ancora in azione in rinomate località turistiche, ma questa vettura particolare che tiene fede all’originalità dei prodotti Citroen deve la sua nascita al marchese Roland Paulze d’Ivoy de la Poype, nato nel lontano 28 luglio 1920, in Francia, a Les Pradeaux, nel dipartimento francese del Puy-de-Dôme. Lo stesso, nella prima metà dell’anno 1947, dopo la guerra, diventò un giovanissimo industriale e con la sua azienda, la SEAB, aveva tra i suoi clienti anche Citroen e nella sua flotta di veicoli commerciali anche delle furgonette 2CV e furgoni Type-H.

Quando una delle furgonette Citroen della SEAB rimase vittima di un’uscita di strada, De la Poype fece staccare la scocca dal telaio con l’intenzione di montarvi una carrozzeria nuova di fabbrica e, proprio in quel frangente, ebbe l’intuizione di costruire lui stesso una carrozzeria in plastica.

Nasceva in questo modo la mitica Mehari, e le prime venti vetture  vennero prodotte dalla SEAB, otto delle quali presenziarono alla presentazione di Deauville il 16 maggio del 1968. La scelta della plastica deriva dal tentativo di migliorare il polistirolo: infatti, nel secondo dopoguerra fu messa a punto una nuova molecola nota come ABS, acronimo di Acrilonitrile Butadiene Stirene, che univa alla rigidità del polistirolo la capacità di assorbire urti anche consistenti senza rompersi.

L’ABS, già utilizzato da Citroen per la costruzione dei tetti dei modelli ID e DS, poteva essere colorato facilmente, come si evince dall’aspetto lucido e brillante dei celebri mattoncini LEGO. L’ideale per la carrozzeria della Mehari composta da pannelli sostituibili, colorati, difficili da rompere ma anche  facili da riparare.

Le prime venti Mehari di preserie realizzate dalla SEAB avevano anche tinte metallizzate, oltre a colori non realizzati come l’azzurro pastello o il grigio argento. Mentre per la produzione della sua “3 cammelli in avventure” (come recitava uno dei primi slogan italiani), Citroen decise di realizzare un numero limitato di tinte che cambiarono poco durante i quasi vent’anni di produzione: Rouge Hopi, Vert Tibesti, Vert Montana, Orange Kirghiz, Beige Kalahari, Beige Hoggar, Jaune Atacama e, per la sola versione speciale “Azur”, anche il bianco e il blu.

Interessante notare che i nomi dei colori della Mehari derivano da quelli dei grandi deserti, superfici che le piccole Citroen affrontarono molte volte, sia individualmente sia nei grandi raid di massa attraverso Asia e Africa, arrivando anche a solcare i terreni di gara nella Parigi-Dakar come auto per i media, vista la loro capacità di superare le dune.

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