Dacia: ecco le strategie di elettrificazione
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Non chiamiatela più “low cost”, nemmeno “low budget”: rispetto ad un decennio fa (e qualcosa di più), l’immagine Dacia è cresciuta di pari passo con l’evoluzione dei mercati. Il marchio romeno che ha contribuito alle vendite di Renault Groupe è, negli anni, cresciuto, ha aumentato la propria lineup, ha raggiunto nuove fasce di clientela spostando gli obiettivi verso tipologie di consumatori via via più giovani e dinamici. Logan, e le successive Logan Mcv e Pickup, Sandero, Duster, Lodgy e Dokker (proposta anche nella declinazione “Van”) sono i capitoli di una storia che da Pitesti si è, nel tempo, ampliata a Somaca (Marocco) e poi a Tangeri, dove nel 2012 i vertici della “Marque à Losanges” inaugurarono quello che, storicamente, può considerarsi il complesso di produzione automotive di maggiori dimensioni nell’area a sud del Mediterraneo, nonché il primo stabilimento industriale Renault Groupe progettato specificamente secondo precisi obiettivi di sostenibilità ambientale. Dacia, quindi, può essere considerato come un “new smart brand”.
All’appello, per il futuro di Dacia – che, come tutti gli altri marchi che si affacciano sui mercati del Vecchio Continente, dovrà uniformarsi alle normative UE in materia di attenzione alle emissioni di CO2, sempre più stringenti e sempre più vicine nel tempo (la soglia di 95 g/km di emissioni di CO2 per la media di produzione di ciascun Costruttore è già sancita nel nuovo regolamento europeo entrato in vigore il 1 gennaio; seguiranno 80 g/km entro il 2025, rispetto al 2021, ed un ulteriore 37,5% in meno, nel 2030, sempre in rapporto al 2021) – c’è una nuova visione green che possa andare a braccetto con le attuali proposte GPL. Come? Allargando i propri orizzonti di gamma in chiave elettrificazione. Quando? È presto detto: entro tre anni. Cioè a brevissimo termine, per ragionare in termini di strategie industriali.
L’annuncio porta la “firma” del responsabile delle attività Renault Groupe per l’Europa Philippe Buros. È dunque da tenere per buono quanto a galloni di ufficialità, insomma. L’indicazione del manager Renault Groupe, raccolta nelle scorse ore dai taccuini di Automotive News, parla chiaro: da una parte, Dacia è impegnata nel mantenere “sotto controllo” i prezzi di vendita della propria gamma (il “marchio di fabbrica” dell’azienda, che dovrà essere mantenuto il più possibile); dall’altra, dovrà far fronte, in un’ottica di competitività e tenuto conto della molto probabile “controffensiva” dei Costruttori competitor, alle esigenze in materia di attenzione alle emissioni. Una sfida fra le più importanti per il marchio romeno.
Sì, dunque, all’elettrificazione; e si tratta di una strategia operativa da attuare, come accennato, a breve termine: fra il 2022 e il 2023. Per allora (e, a conti fatti, ci si arriverà fra una manciata di mesi), anche il “brand” di Renault Groupe che in un quindicennio ha fatto passi da gigante nell’affermarsi quale big player in un contesto europeo, Dacia potrà essere in grado di offrire i propri modelli di esordio nell’”obbligatoria” fascia delle auto ibride ed elettriche.
Si sfrutta la tecnologia della capogruppo
Gli ingredienti, osserva lo stesso Philippe Buros nell’intervista rilasciata ad Automotive News Europe, si trovano già “in casa”: sono, in estrema sintesi, le decennali strategie di sviluppo della mobilità a basse (o del tutto assenti) emissioni di CO2 allo scarico messe a punto da Renault, che in virtù della “big Alliance” con Nissan – cui in tempi più recenti si è aggiunta Mitsubishi – mette sul tavolo una già corposa expertise in materia di tecnologie di elettrificazione. Le tecnologie di propulsione, dunque, saranno quelle proprie della gamma elettrica ed ibrida di Renault, beninteso dietro precisi step di sviluppo. Ovvero: Dacia potrà usufruirne soltanto dal momento in cui i prezzi di listino saranno in grado di posizionarsi su un gradino corrispondente alle ben conosciute strategie industriali e commerciali dell’azienda, dunque potenzialmente favorevoli al mantenimento dell’immagine “entry level” che ha rappresentato l’ingrediente principale per la costruzione della favorevolissima immagine Dacia a livello globale.
Sinergie vincenti
Ciò potrà attuarsi quando anche l’evoluzione della fascia di produzione elettrificata potrà uniformarsi alle sinergie da molti anni messe in azione dall’alleanza Renault-Nissan e che hanno consentito, finora, di poter offrire sul mercato una lineup – appunto quella Dacia – a prezzi di assoluta concorrenza rispetto a modelli di pari segmento prodotti da altre Case costruttrici, pur mantenendo uno standard qualitativo elevato nella misura in cui si devono tenere presenti le esigenze dell’economia di scala e della diffusione del prodotto. Una strategia corrispondente permetterà un graduale ampliamento della lineup Dacia verso i sistemi di alimentazione ibrida ed elettrica: tutto sta, quindi, ad attendere quando gli importi di vendita saranno corrispondenti all’immagine del marchio. Soltanto allora, stima il responsabile delle attività Renault Groupe per l’Europa, Dacia offrirà nuovi modelli “low emission” (o “zero emission”) entry level.
Essenziale, spiega Buros, sarà mantenersi su un livello di prezzi più economico rispetto alla corrispondente produzione Renault. Del resto, sarà importante seguire di pari passo l’evoluzione della propria clientela: se è vero che, oggi come quando Dacia avviò la propria strategia “aggressiva” sui mercati principali dell’Unione Europea, il cliente-tipo Dacia vuole una vettura che lo porti (nel comfort e nella qualità di esecuzione) da un punto A ad un punto B di destinazione, dunque non necessariamente richiede tecnologie “self-driving” a bordo, è altrettanto innegabile che dagli acquirenti che risiedevano in aree rurali il posizionamento Dacia si è via via spostato anche nelle grandi città, dove per di più il tipo di alimentazione assume una importanza ancora maggiore.
Da leader nell’alimentazione alternativa all’elettrificazione
Alla base del nuovo corso – per il quale, occorre osservare, non si specificano quali modelli ne saranno protagonisti -, Dacia dovrà mantenere, indica Buros, un prezzo d’acquisto della propria futura gamma elettrificata prezzi di acquisto inferiori a quelli della corrispettiva produzione Renault. Un primo esempio di “derivata” potrebbe essere rappresentato da una declinazione entry level di Renault Zoe, per quanto il numero uno delle attività Renault Groupe per l’Europa spiega ad Automotive News che in ogni caso, qualsiasi modello sia dovrà mantenere la differenza di prezzo che attualmente intercorre fra Dacia Sandero e Renault Clio, prendendo come riferimento il segmento B nel quale ottimo è il gradimento per entrambi i marchi. Peraltro, la riduzione delle emissioni fa già parte dei programmi di posizionamento Dacia: basti pensare all’offerta di versioni GPL, presente in tutti i modelli Dacia e che in Italia possiedono la quota di mercato più elevata fra i Paesi europei (Svizzera compresa).
È questione di tempo e di ammortamento dei costi
La timeline del debutto Dacia nel settore dell’auto ibrida ed elettrica va affrontata, osserva Philippe Buros, tenendo presenti le questioni legate ai costi di produzione che vanno ad aggiungersi quando si deve affrontare l’elettrificazione di un modello, o di una gamma; nonché per ottemperare ai sempre più rigorosi protocolli dei crash test EuroNcap. Per questo, le nuove tecnologie potranno essere introdotte quando Renault avrà ammortizzato, con le proprie vendite, i costi relativi allo sviluppo.
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