FCA: boom vendite Jeep... ma il margine?
Risultati strepitosi per Jeep nella prima metà del 2014, ma ai risultati di vendita strabilianti corrisponde un margine risicato del 4,7%.
L’occasione è l’analisi dei risultati Chrysler Group della prima metà 2014, ma, come sempre, negli interventi del CEO Sergio Marchionne spuntano temi caldi inattesi che aprono discussioni e nuovi temi. Dunque nell’esaminare i dati relativi ai risultati dei marchi Chrysler, Dodge, Ram, Jeep, Marchionne ha espresso la soddisfazione per dati di vendite e ricavi che fanno del terzo costruttore americano il best performer del mercato USA.
Chrysler Group ha ottenuto un ricavo netto di 619 milioni di dollari, solo nel secondo trimestre, grazie alla crescita travolgente di Jeep e dei pick up Ram, si è difesa con Dodge, è in calo con Chrysler che soffre del lento avvio di produzione della nuova 200. Profitti cresciuti del 22%, quota di mercato salita oltre il 12%, 533.000 veicoli venduti in USA, 723.000 totali. Merito dello strabiliante incremento del 45% di Jeep, dovuto al successo immediato del Cherokee, e del +15% per Ram, che guida anche la leadership delle motorizzazioni diesel col V6 3 litri VM, gradito agli americani per il drastico calo dei consumi.
Stabile il mercato canadese, in calo quello messicano. Risultato globale una crescita del 15%, i dati di luglio in ulteriore crescita, previsioni di fine anno confermate anzi ulteriormente migliorate. Tutto bene dunque? Ma neanche per idea, Sergio è andato giù pesante nei confronti dei suppliers, dei fornitori, quando si è trattato di commentare i deludenti risultati in termini di margini di prodotto. Per il Gruppo americano meno del 5%, la metà di GM e Ford che viaggiano su margini da marchi premium.
Nel definirsi “pesantemente insoddisfatto” dei modesti margini del suo Gruppo, si è dichiarato invidioso per i loro margini a due cifre “che mi fanno salire la pressione alle stelle” ed ha invocato la ricerca di una modalità di rapporto costruttivo con i fornitori che redistribuisca più equamente i margini. I maggiori fornitori di Chrysler sono tra i più noti e affidabili – Delphi Plc, BorgWarner Inc., TRW automotive Holdings Corp. E American Axle & Manufatered Holgins Inc. – ma sono per la maggior parte comuni anche agli altri competitors.
Storicamente e fino al crollo di mercato del 2009 che aveva portato Chrysler al prefallimento, i rapporti del terzo costruttore americano con i fornitori è stato sempre acrimonioso, e Marchionne ha chiarito che non intende spingere oltre il limite e che c’è grande attenzione a migliorare il rapporto con i fornitori. Quello del margine è il vero nodo, il tema principe che tutti i costruttori perseguono.
Significativo il caso di Volkswagen che mentre macina margini record con Porsche e Audi, soffre pesantemente quelli risicati dei marchi generalisti, non solo Skoda e Seat, ma anche del marchio capogruppo Volkswagen. Il piano illustrato da Winterkorn è totalmente centrato sulla riduzione dei costi e sull’incremento dei margini.
Il disastrato gruppo PSA per perseguire lo stesso risultato ha scelto la via di una drastica riduzione entro i prossimi 8 anni, dei modelli della gamma Peugeot/Citroen/DS, da 45 a 13 per Peugeot, da 15 a 7 per Citroen. E’ una sfida fondamentale, quella dell’incremento dei margini, per sopravvivere e vincere. Il livello e l’incremento del margine sarà, anzi è già, l’indicatore fondamentale, il segno della vittoria o di una preoccupante sconfitta.
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