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Fca, Melfi: "lo sciopero contro l'ingaggio di Ronaldo è mera pubblicità"

Di Francesco Giorgi
Pubblicato il 13 lug 2018
Fca, Melfi:
Dura replica di Fim, Uilm, Fismic e Uglm alle due giornate di sciopero indette dall’Usb dello stabilimento Fca di Melfi: la protesta, dicono, non c’entra con i reali diritti dei lavoratori.

“È incredibile che in una fase così delicata del gruppo FCA, a partire dello stabilimento di Melfi, qualcuno proclami lo sciopero su di una vicenda che nulla ha a che fare con il lavoro e con i lavoratori”. Inizia così, con i riflettori puntati sull’attuale fase di riposizionamento industriale e strategico per il Gruppo, e sulla stigmatizzazione verso una protesta giudicata estranea alle questioni legate al lavoro, la replica di quattro sigle sindacali al malcontento di alcuni ex operai Fca di Pomigliano d’Arco nei confronti dell’ingaggio di Cristiano Ronaldo alla Juventus, culminato ieri in un volantinaggio di protesta e nell’affissione di un eloquente manifesto affisso fuori dell’impianto campano, nonché nella decisione, da parte dell’Usb di Melfi, di proclamare due giornate di sciopero (da domenica 15 a martedì 17 luglio).

La nota congiunta di Fim, Uilm, Fismic e Uglm, diramata nelle scorse ore, punta espressamente sulle opportunità di sviluppo degli impianti di Melfi (un complesso industriale che si estende su una superficie di 1,7 milioni di metri quadri e nel quale opera una forza lavoro attualmente di 8.000 unità più 3.300 addetti alle aziende di fornitura e logistica dell’indotto; 400.000 autoveicoli all’anno la capacità produttiva dello stabilimento), dove vengono prodotti due dei modelli di maggiore successo nella lineup Fiat-Chrysler Automobiles, ovvero Fiat 500X e Jeep Renegade: i SUV “small size” che dal rispettivo debutto hanno contribuito in maniera notevole al più recente “new deal” per Fca.

“Mentre alcuni lavorano quotidianamente affinché si possano costruire le basi per il futuro industriale dello stabilimento di Melfi, alla luce del nuovo piano industriale presentato dall’A.D. Marchionne il 1 giugno 2018, altri – sedicenti sindacati – per mera pubblicità giochino sulla pelle e sul futuro dei lavoratori”, prosegue il comunicato redatto dai rappresentanti delle quattro sigle sindacali. Il riferimento è, appunto, interamente rivolto alla protesta organizzata a Pomigliano d’Arco da una rappresentanza Si Cobas e da alcuni ex operai dello stabilimento, allontanati dall’azienda nel 2014 e, nei giorni scorsi, licenziati con sentenza della Cassazione.

Come pubblicato nelle scorse ore, l’affissione di un manifesto a Pomigliano non aveva mancato di suscitare una certa eco mediatica. In particolare, la fotografia di Cristiano Ronaldo già in maglia bianconera ed una frase, “Noi siamo quelli che ti paghiamo” (sic!), riferito al recentissimo ingaggio del fuoriclasse portoghese nelle file della Juventus che, secondo alcuni addetti alle linee di assemblaggio di Pomigliano d’Arco, verrebbe pagato con il denaro che al contrario dovrebbe essere destinato agli stessi operai. In più, le rappresentanze sindacali dell’Usb di Melfi avevano comunicato l’organizzazione di due giorni di sciopero (da domenica a martedì prossimi): “Mentre ai lavoratori di Fca e Cnhi l’azienda continui a chiedere da anni enormi sacrifici a livello economico la stessa decida di spendere centinaia di milioni di euro per l’acquisto di un calciatore”, è stata la motivazione addotta dall’Usb dello stabilimento Fca di Melfi, che in un comunicato precisava altresì come “Ci viene detto che il momento è difficile, che bisogna ricorrere agli ammortizzatori sociali in attesa del lancio di nuovi modelli che non arrivano mai. E, mentre gli operai e le loro famiglie stringono sempre più la cinghia la proprietà decide di investire su un’unica risorsa umana tantissimi soldi”.

A queste dichiarazioni, Fim, Uilm, Fismic e Uglm rispondono appellandosi al buon senso dei dipendenti Fca stessi: “Fortunatamente, i lavoratori di Melfi, oltre ad aver dimostrato negli anni di essere persone serie, hanno quella maturità e quella responsabilità di affermare attraverso il loro impegno quotidiano che questo fantomatico sciopero, oltre a ledere l’immagine risulta essere fuorviante rispetto alle problematiche vere – ovvero il lavoro – che da sempre rappresenta il fulcro e l’obiettivo nobile di ciascuna vera organizzazione sindacale affinché si possa affermare che il lavoro è davvero un bene comune”.

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