Henry Ford 150 anni: la rivoluzione della catena di montaggio
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Così come il treno ha proiettato nel XIX secolo l’America nell’era industriale, le vetture Ford hanno reso l’automobile un veicolo accessibile a tutti, permettendo al singolo individuo di muoversi rapidamente ma anche, a differenza del treno, in completa libertà; e anche, a differenza della media produttiva del tempo, senza essere ricco.
Henry Ford e la catena di montaggio
Ripercorrendo la propria filosofia industriale Henry Ford, di cui nel 2013 ricorre il 150° anniversario dalla nascita, scrisse nella sua autobiografia del 1922: “Voglio costruire un’auto per le grandi masse. Sarà abbastanza grande per trasportare una famiglia, ma anche abbastanza piccola perché un individuo possa mantenerla. Sarà costruita con i migliori materiali, dagli uomini migliori e avrà il disegno più semplice. Ma avrà anche un prezzo talmente basso che chiunque dotato di buon salario potrà permettersela”.
Ford: la strategia del successo
Era nata la Ford Modello T, nel 1908. E vendeva bene, al punto che nel 1913 si rese necessario il “salto evolutivo”. Accanto ai principi dell’ingegnere Frederick Taylor (suddividere le fasi di produzione in azioni ripetitive ottimizzate, in modo da velocizzare esponenzialmente l’intera operazione), Henry Ford aggiunse due elementi decisivi. Innanzitutto la catena di montaggio: non erano più gli operai a muoversi insieme intorno ad una singola auto, ma l’auto a spostarsi verso gli operai, che aggiungevano i pezzi. Una rivoluzione.
A ciò si aggiunse la seconda grande intuizione: le alte paghe agli operai; costruendo un’automobile a basso costo e in elevate quantità, l’operaio sarebbe potuto e dovuto diventarne anche il cliente; di conseguenza era necessario che avesse i soldi per l’acquisto. Fu così che la Modello T, e con essa l’intera Ford, divenne leggendaria. E nacque il “Fordismo”, principio imitato rapidamente da tutte le grandi industrie del mondo (ma non sempre nella parte che riguardava gli alti salari).
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