Il ritorno del marchio De Tomaso e l’acquisizione degli stabilimenti Fiat, Pininfarina e Delphi ad opera di Gian Mario Rossignolo.
Il ritorno del marchio De Tomaso e l’acquisizione degli stabilimenti Fiat, Pininfarina e Delphi ad opera di Gian Mario Rossignolo.
Personaggio discusso, determinato ma riservato, Gian Mario Rossignolo promette un grande futuro per il marchio De Tomaso e per gli stabilimenti ex Fiat di Termini Imerese, ex Pininfarina di Grugliasco ed ex Delphi di Livorno… ma sarà vero?
Ex manager di vertice in Fiat negli anni ’70, l’ottantenne Gian Mario Rossignolo dopo aver lasciato il gruppo nel 1979, ha operato in Wallemberg, in Telecom Italia e ha da poco acquisito la proprietà del marchio De Tomaso.
Con il supporto del figlio Gianluca ha rilevato progressivamente due stabilimenti produttivi – quello di Livorno da Delphi e, con il prezioso apporto della Regione Piemonte, quello di Grugliasco da Pininfarina – e aveva invano tentato di acquisire quello ex Bertone che è invece finito nella galassia Fiat.
Ora l’offerta Rossignolo è la più quotata – “ragionevole” l’ha definita il ministro Romani – per rilevare alla fine del 2011 l’impianto di Termini Imerese dopo l’abbandono di Fiat. Dunque nel suo terzo (!) stabilimento, che produce ancora 60.000 Ypsilon all’anno, Rossignolo produrrebbe 8.000 veicoli l’anno a regime. Quali?
Una mini premium – un po’ come la prossima Aston Martin Cygnet (la iQ specialissima) – in alluminio, sellata a mano, esclusiva e dedicata anzitutto ai futuri proprietari della GT De Tomaso che dovrebbe essere anticipata al prossimo Salone di Ginevra a marzo. E poi un SUV compatto, sempre in alluminio e anch’esso di grandissimo lusso, con materiali pregiati, sellata a mano, stilisticamente una sorta di mini BMW X6.[!BANNER]
E gli stabilimenti di Grugliasco e Livorno, nei quali 1.100 operai sono attualmente in cassa integrazione? Produrrebbero appunto le future GT marchiate De Tomaso, rispettivamente le scocche a Livorno e l’allestimento a Grugliasco. Possibile, fattibile, convincente?
I dubbi sono molti, sia sulla innovazione esclusiva della tecnica produttiva di costruzione, derivata dall’originale Univis, in alluminio – che promette di conciliare l’inconciliabile, vale a dire basti costi produttivi, leggerezza, affidabilità, flessibilità -, sia sulla capacità finanziaria di sostenere costi impegnativi, sia infine sulla effettiva realizzazione dei prodotti annunciati e sulle possibilità di affermazione su un mercato difficile come quello delle auto premium.
Molti sono quelli che esprimono perplessità, dai sindacati al mondo imprenditoriale e finanziario. Tra i dubbi e i timori che l’avventura De Tomaso possa non decollare mai, saremo lieti di essere smentiti dai fatti , che questa sorta di miracolo avesse successo. Intanto vedremo cosa (e se) succede a Ginevra…