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Opel Speedster: 21 anni fa nasceva la roadster tedesca

Di Francesco Giorgi
Pubblicato il 4 gen 2020
Opel Speedster: 21 anni fa nasceva la roadster tedesca
Salone di Ginevra 1999: debutta la concept Speedster; avviata in produzione due anni dopo, è frutto di un progetto congiunto con Lotus.

Per molti enthusiast di guida “dura e pura”, dire Lotus equivale a diventare preda della “Sindrome di Stoccolma”. La questione è: può, il “morbo di Hethel”, contaminare anche un marchio che – salvo rarissimi casi, e la storica GT che proprio recentemente ha celebrato cinquant’anni dalla presentazione – sebbene da molto tempo legato a filo doppio con il mondo delle competizioni, si è sempre rivolto alla propria clientela sportiva facendo leva sulla personale produzione di serie? Una risposta affermativa, in questo senso, la fornisce la storia. E si chiama Opel Speedster, modello a due posti secchi ed a motore centrale che in veste di concept fece bella mostra di sé, in occasione del Salone di Ginevra 1999 come frutto di un progetto guidato da Doris Benhardt e che aveva preso il via nella prima metà del 1998, e successivamente (vale a dire dal 2001) entrò ufficialmente in produzione, per restarci cinque anni. Non moltissimo, tuttavia quanto basta per essere stata prodotta in circa 8.000 unità: un quantitativo soddisfacente, se si tiene conto della particolarissima “nicchia” di mercato cui la roadster di Russelsheim era entrata a far parte.

Lo “zampino” di Lotus

Che Opel Speedster e Lotus Elise fossero “cugine” viene evidenziato tanto dall’immagine complessiva della vettura, quanto dall’origine di progettazione. La biposto sportiva tedesca deve la propria impostazione ad un engineering affrontato congiuntamente dal Centro Internazionale Ricerche Tecniche Opel di Rüsselsheim e da Lotus Engineering, la quale aveva messo a disposizione il pianale della seconda generazione di Lotus Elise (S2) che manteneva sostanzialmente invariata la struttura in pannelli di alluminio della prima generazione, pur limitando – per motivi di maggiore agibilità nell’abitacolo – l’altezza degli elementi laterali. Caratterizzata da una carrozzeria in materiali compositi, Opel Speedster venne provvista della nuova unità motrice Ecotec Z22 a 4 cilindri e 4 valvole per cilindro che Opel produceva nelle linee di montaggio di Kaiserslautern su una gamma di cilindrate compresa fra 1,8 e 2,2 litri. Quest’ultima variante venne scelta per essere alloggiata – in un vano adeguatamente modificato rispetto ad Elise – alle spalle dell’abitacolo dell’allora nuova Opel Speedster: a fronte di una potenza di 147 CV a 5.800 giri/min e di un peso complessivo della vettura inferiore ad 800 kg, consentiva all’inedita roadster di Russelsheim di raggiungere una velocità massima nell’ordine di 220 km/h ed i 100 km/h, con partenza da fermo, in meno di 6”.

Iniezione di potenza con il turbo

Un paio di anni dopo il debutto sul mercato, la sportivissima Opel Speedster – allestita nelle linee di montaggio Lotus di Hethel (ciascun esemplare, prima di essere messo in vendita, veniva sottoposto ad un ciclo di collaudo predefinito lungo un circuito di prova adiacente alla fabbrica; inoltre, a dimostrazione della qualità interveniva una garanzia di dieci anni contro la corrosione passante), pur mantenendo sempre una netta distinzione da Elise in virtù di sostanziali differenze nell’allestimento dell’abitacolo e nel tipo di unità motrice adottata – fu oggetto di un importante aggiornamento di gamma. Nello specifico, il ricorso al nuovo 2.0 Ecotec turbo da 200 CV, che già equipaggiava le varianti 5 porte e station wagon di Opel Astra, che offriva alla roadster tedesca ben il 36% di potenza in più. Su strada, ciò si traduceva in una velocità massima di oltre 240 km/h ed in un tempo di 4”9 per lo scatto da 0 a 100 km/h.

Il prototipo turbodiesel ammazza-consumi

Da segnalare, quale esempio di attenzione all’efficienza del veicolo, la presentazione (avvenuta al Salone di Parigi 2002) della concept Eco-Speedster, in pratica la prima applicazione concreta del celebre 1.3 JTD Multijet sviluppato da Fiat in partnership con General Motors, che in una versione dalla potenza portata a 112 CV trovò posto nel vano motore del prototipo, con l’obiettivo di aiutare la vettura a limitare i consumi fino a minimi da primato: a fronte di una velocità di 250 km/h, era in grado di consumare fino ad appena 2,5 litri di gasolio per 100 km.

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