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Si chiama "Rocket" l'auto disegnata da Gheddafi

Di Francesco Giorgi
Pubblicato il 2 set 2009
Si chiama
Presentata ieri al Summit dei Paesi africani che si è svolto a Tripoli: 5,5 metri di lunghezza, pesa 1860 kg e linea è a dir poco sconcertante...

Presentata ieri al Summit dei Paesi africani che si è svolto a Tripoli: 5,5 metri di lunghezza, pesa 1860 kg e linea è a dir poco sconcertante…

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Autoproclamatosi Capo di Stato nel 1970, al termine del golpe militare del 1969 che destituì l’allora sovrano Idris I, il colonnello Muhammar Gheddafi è, ora, anche designer automobilistico. Ieri, durante l’incontro di Tripoli fra i Capi di Stato africani, è stata svelata la Rocket, primo esempio di vettura Made in Libia.

Interessante, ma solo perché sconcertante, la linea di questa vettura, che secondo le voci raccolte durante il summit di Tripoli è stata disegnata dallo stesso “Capo della Rivoluzione” in persona: vista in sezione superiore, la Rocket si presenta come un esagono con due lati allungati; il profilo anteriore e la zona posteriore si direbbero quasi intercambiabili, essendo pressoché identici nel profilo a punta.

Il motivo di questa scelta (che fa curiosamente assomigliare la Rocket a… un missile: qualsiasi riferimento a “episodi del passato” ci auguriamo sia puramente casuale) è stato illustrato dai collaboratori di Gheddafi: pare che sia utile per “ridurre” il più possibile la superficie d’impatto in caso di urti frontali.

Peccato – e questo è un fatto sul quale si dovrà tenere conto- che una vettura come la Rocket, equipaggiata da un motore a sei cilindri 3.0 di cilindrata, con 230 CV di potenza e un peso complessivo di 1860 kg (potremmo anche indovinarne i consumi, non certo da utilitaria: ma sappiamo tutti come in Libia il reperimento del petrolio non costituisca affatto un problema), in movimento sviluppi una massa generata dall’accumulo di energia cinetica che ben difficilmente si concilierà con la “ridotta superficie in caso di urti frontali”.

Pensiamo, anzi, che si tratterebbe di un valido strumento di offesa: la “punta” anteriore sembra un minaccioso rostro. Stesso discorso per la “coda”. Facile immaginare quali sarebbero le conseguenze di una “incursione” nelle lamiere di un’altra vettura, che non sia un’altra Rocket, beninteso. O le ferite che potrebbe provocare alle gambe di un pedone. Anche se lo stesso Gheddafi ha avvertito che questa vettura rispetta “Elevati standard di sicurezza”. Sarebbe interessante scoprire quali.

Ci rammarica un fatto: che i materiali di questo “capolavoro” siano stati realizzati in Italia dalla Tesco TS, azienda torinese che si occupa di componentistica e costruzione di prototipi, ma a un committente così potente immaginiamo sia stato difficile dire di no.

Resta da vedere se la “berlina” disegnata dal Colonnello Gheddafi potrà avere uno sviluppo commerciale, almeno in piccola serie: secondo i collaboratori che hanno lavorato allo sviluppo di questa auto, essa rappresenterebbe “Il futuro dell’industria automobilistica libica”, e Gheddafi si è dichiarato convinto di poterne avviare un primo ciclo produttivo (e gli stabilimenti?).

La Rocket, per brutta che sia, rappresenta comunque un primo tentativo di avviare una produzione automobilistica in Libia, con manodopera locale e utilizzo di materiali “nazionali”. Ma un’ultima considerazione va fatta, e riguarda un primo abbozzo di slogan per la Rocket: dicono che è “Modellata dai venti del deserto”. Per fortuna, le bufere di sabbia ogni tanto si placano…

Fonte: Repubblica.it

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