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Una strada italiana su due è a rischio

Di Giovanni Mercadante
Pubblicato il 2 nov 2015
Una strada italiana su due è a rischio
Le strade italiane sono poco sicure: i risultati di uno studio presentato nel corso dell’Asphaltica World, il salone europeo dedicato all’asfalto

Le strade italiane sono poco sicure: i risultati di uno studio presentato nel corso dell’Asphaltica World, il salone europeo dedicato all’asfalto

L’associazione dei costruttore manutentori delle strade, SITEB, nel corso dell’Asphaltica World, il salone europeo dedicato all’asfalto, ha presentato un’analisi nella quale si evidenzia lo stato di degrado delle nostre strade. Negli ultimi nove anni, infatti, ci troviamo in uno stato di fase recessiva che ha visto l’utilizzo di soli 21,8 milioni di tonnellate rispetto alle 44 milioni di tonnellate di asfalto utilizzate nove anni fa.

Ciò vuol dire che una strada su due non è sicura e quindi a rischio incidente.

La situazione è particolarmente drammatica soprattuto nelle strade che sono gestite da comuni e province, alcune sono chiuse al traffico perché pericolose. La mancata manutenzione nel corso degli anni ha causato spaccature e infiltrazioni di acqua che hanno compromesso inevitabilmente il manto stradale rendendo indispensabili costosi lavori anche in profondità.

Per rimettere in sicurezza le nostre strade, secondo SITEB, occorrono investimenti tra i 40 e i 50 miliardi di euro.

 

“Il mancato investimento in opere stradali di questi ultimi anni”, ha sottolineato il Presidente del SITEB Michele Turrini, “ha generato un meccanismo perverso che fa lievitare i costi della manutenzione ordinaria, creando un nuovo tipo di “debito grigio o “invisibile”. L’Italia è stata la prima nazione a dotarsi di moderne autostrade, poi si è fermata e ora ne paghiamo le conseguenze, non tanto in termini di nuove realizzazioni quanto in termini di qualità e funzionalità delle stesse. Non è accettabile che le Provincie siano costrette, come è accaduto recentemente, a vietare la circolazione su alcune strade perché non possono garantirne la fruibilità in sicurezza, ed è altrettanto incredibile che sulle tratte ANAS vi siano carreggiate chiuse per buche e deformazioni del manto stradale con cartelli di pericolo e limitazione della velocità”.

(Via | Repubblica Motori)

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